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 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

Le Scarpe

Con le prime piogge dell'autunno avemmo la certezza della gravità della nostra situazione.
Il cuoio delle nostre suole si era consumato nella ricerca di giovani per piazze e mercati, nelle visite
agli apprendisti o sui pavimenti sconnessi delle carceri.
Nelle ferite rotonde della suola filtravano l'acqua e il fango delle strade di Torino. Don Bosco ci aveva provvisoria-mente sostituite con dei sandali di tela e di canapa e ci ripose nella solitudine e il buio di un ripostiglio. Immaginavamo vicina la nostra fine e ci lasciammo sommergere dalla malinconia e
da un dolore nostalgico.
Alcuni giorni dopo, però, don Bosco ci riprese in mano con grande delicatezza. Pensavamo
al peggio e ci preparammo a lasciare questo mondo con grande dignità. Ma pochi
minuti dopo ci ritrovammo nella bottega di un calzolaio.
Questo significava senza ombra di dubbio che c'era ancora un rimedio per le nostre ferite!
Avremmo ancora camminato!
Le mani esperte del calzolaio ripulirono le nostre ferite e alleviarono il dolore dei nostri chiodi, aggrediti e devastati dalla ruggine. Ma il sollievo si trasformò in terrore. Chi stava tentando di ridarci vita e dignità non era affatto un calzolaio esperto, ma un ragazzino di tredici anni che, ad occhio e croce, non aveva mai riparato una scarpa in vita sua! Un brivido freddo ci percorse dalla punta al
tacco. In mano ad un dilettante la lesina, il martello e il coltello possono essere terribili strumenti di tortura. E così fu.
Per ore, patimmo la lotta del ragazzo inesperto con le tenaglie per estrarre i vecchi chiodi.
Ogni estrazione, una ferita.
Quando gli vedemmo in mano la lesina affilata, chiudemmo
gli occhi.Il ragazzo sorrideva entusiasmato dal privilegio di riparare
le scarpe di don Bosco. Noi scricchiolavamo per il terrore.
Riuscì alla fine a inchiodare le suole nuove. La misura non era esatta e il cuoio trasbordava.
Riparò con il coltello. Quando ci lucidò e ci spazzolò ben bene capimmo che il peggio era pas-
sato e ritrovammo lucentezza e sorriso. Eravamo pronte a tornare a "tomaia" alta per le strade di
Torino.
Ci era difficile capire l'abbraccio e le congratulazioni che don Bosco elargì al ragazzo che ci
aveva tanto maltrattate. Anche se non eravamo per nulla sorprese: don Bosco aveva sempre
uno sguardo pieno di affetto e un abbraccio forte e carico di futuro per i giovani.

Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...


         
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