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 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

Il Rasoio del Barbiere

Nacqui in una rinomata coltelleria di Solingen e fui acquistato da un bravo barbiere di Torino. Mi sentivo orgoglioso e fortunato. Non ero finito nelle mani rudi e sgarbate di un contadino o peggio. Dal mio posto di lavoro, sempre lucido e ordinato, vedevo passare distinti gentiluomini e dame vezzose in "mises" di alta sartoria. Il mio padrone era un barbiere stimato e la sua bottega era ben frequentata. Le guance su cui scorrevo leggero e affilato appartenevano a signori educati e garbati.
L'unico a maneggiarmi era il mio padrone. Devo ammettere che aveva una mano eccezionale.
Ma ricordo bene una mattina. Riposavo nel mio astuccio di pelle, quando entrò un giovane prete dall'aria simpatica e cordiale. Si sedette sulla poltrona vuota. Il piccolo garzone della nostra bottega si avvicinò per insaponarlo. Il giovane prete cominciò a parlargli come se lo conoscesse da sempre. "Come ti chiami? Quanti anni hai?"
"Carlino. Ho undici anni". "Bravo Carlino, fammi una bella insaponata. E tuo papà come sta?" "È morto. Ho soltanto mia mamma". "Oh poverino, mi dispiace". Il ragazzo aveva finito l'insaponatura. "E ora su, da bravo, prendi il rasoio e radimi la barba".
Accorse il mio padrone allarmato: "Reverendo, per carità! Il ragazzo non ci sa fare. Lui insapona soltanto".
"Ma una volta o l'altra deve ben incominciare a radere, no? E allora tanto vale che incominci su di me. Forza, Carlino".
Cominciammo a tremare in due: Carlino ed io. Ero preoccupatissimo. Quando cominciai a girare attorno al mento, sudava-mo. Qualche raschiatura forte, qualche taglietto, ma arrivò alla fine. E non perdetti neanche il filo.
"Bravo Carlino!" sorrise don Bosco. "E ora che siamo amici, voglio che venga a trovarmi qualche volta". Io respiravo di sollievo. Carlino sorrideva fiero e felice.
Ma la storia non finì qui. Il ragazzo divenne amicissimo di don Bosco. Nell'estate di quell'anno, don Bosco lo trovò vici-no alla bar-bieria che piangeva.
"Cosa ti è capitato?" "È morta mia mamma, e il padrone mi ha licenziato. Mio fratello più grande è soldato. E adesso dove vado?"
"Vieni con me. Vedi, io sono un povero prete. Ma anche quando avrò soltanto più un pezzo di pane, lo farò a metà con te".
Nei miei poveri sogni di rasoio da barbiere vorrei ancora una volta radere quel volto simpatico, stretto nella mano tre-mante di un ragazzo apprendista. b

La storia
Era l'anno 1848. Carlino rimase più di cinquant'anni all'oratorio. Allegro, vivace, diventò il presentatore brillante di ogni festa. Le sue scenette facevano ridere tutti. Ma quando parlava di don Bosco, piangeva come un ragaz-zo. Diceva: "Mi voleva bene". Cantava un ritornello che tutti sapevano ormai a memoria, e che diceva: "Io devo vivere - per settant'anni, a me lo disse - papà Giovanni".
Era una delle tante "profezie" che tra il serio e lo scherzoso don Bosco faceva ai suoi ragazzi. Carlo Gastini mo-rì il 28 gennaio 1902. Aveva settant'anni e un giorno.


Rubrica apparsa sul BOLLETTINO SALESIANO DAL 2011...


         
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