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 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

Il progetto

Sono un semplice progetto di costruzione. Sono nato nello studio di Giovenale Delponte, insigne architetto di Torino. Sul mio corpo di buona carta da disegno si distingueva nettamente la sagoma tracciata con inchiostro di china di un piccolo edificio.
Il sentimento di orgoglio che mi aveva invaso nel momento in cui aprivo gli occhi durò molto poco.
Con amarezza scoprii che occupavo solo un angolino di un grande tavolo su cui giacevano altri disegni, altri progetti, molto più dettagliati e ricchi di me: planimetrie di palazzi sfarzosi, con soluzioni architettoniche traboccanti di osten-tazione e fantasia.
Confesso di aver avuto un attacco di vergogna per la mia pochezza.
Anche il signor Giovenale Delponte, gran capo dello studio, mi trattò come una noia fastidiosa. Mi arrotolò in fretta e incaricò un fattorino di portarmi in una casetta di periferia.
Ero un rotolo modestissimo, rispetto a quelli monumentali legati con nastri rossi e allineati negli scaffali dello studio.
Fui disteso su un tavolo di legno.
Così incrociai quegli occhi.
Nessuno mi aveva mai guardato con tanto affettuoso interesse. Mi accorsi che gli occhi sognanti di quel giovane e simpatico prete riuscivano a indovinare centinaia di edifici oltre le mie poche linee.
Invece di un misero progetto, mi sentii lo scrigno segreto di una promessa di futuro.
Il bello venne dopo. Dopo aver giudicato alcuni dei miei dettagli con quello che era il suo ufficiale in seconda, il gio-vane prete chiamò alcuni dei suoi ragazzi. Sentii la carezza di quegli occhi giovani. Mi fissavano come se le mie povere linee tracciassero il progetto di un palazzo reale.
Passarono poi su di me le ruvide mani di un muratore e alcuni mesi dopo le sobrie linee tracciate su di me divennero realtà. Dal mio disegno nacquero tre aule scolastiche, una lavanderia e una legnaia.
Poca roba, vero?
Ma ho l'onore di aver ospitato sulla mia pelle i primi tratti del sogno di don Bosco: una casa per l'accoglienza e la speranza di tutti i giovani del mondo. s

La storia
Nell'estate del 1859, "poiché il numero dei giovani ricoverati andava sempre crescendo, don Bosco aveva fatto costruire dall'impresario Delponte Giovenale un'edifizio di un sol piano terreno, nello stretto cortile a nord, ap-poggiato al muro di cinta e parallelo al sito della prima cappella tettoia. Fu diviso in tre sale abbastanza grandi perché servissero ad uso scuole. Sulla stessa linea a diritta dell'androne, che si apriva nel mezzo dell'Ospizio si innalzò un altro stanzone colla vasca per le lavandaie e con attigua tettoia per la legna da bruciare" (Memorie Biografiche VI, 267).


Rubrica apparsa sul Bollettino Salesiano dal 2011...


         
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