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 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

LA CARROZZA

Sono una carrozza a noleggio. Tanto tempo fa, abitavo in una rimessa di Corso Casale a Torino. Stavo in mezzo a tante altre carrozze, in attesa che qualcuno avesse bisogno delle mie prestazioni. Un giorno, arrivarono due preti dall'Arcivescovado.
Contrattarono rapidamente con il mio padrone e mi affittarono per la giornata.
I cavalli trottavano lentamente. Percorremmo le lunghe strade fiancheggiate dai portici.
Durante il viaggio, i miei due clienti parlavano con compassione di un giovane prete che era diventato matto: vagabondava per le strade con i ragazzacci e i giovani perditempo della città, li raccoglieva nelle strade, giocava con loro… Bisognava asso-lutamente chiuderlo in manicomio per il buon nome del clero.
Io ero incaricata di questo penoso compito.
Arrivammo al lugubre luogo della forca, dove venivano giustiziati gli assassini e scendemmo nello squallido quartiere di Valdocco. Ci fermammo davanti ad una casa di periferia senza pretesa, dalla quale entravano ed uscivano molti giovani.
I due preti scesero e si diressero risolutamente verso la porta principale. Ne uscirono una mezz'ora dopo, accompagnati da un giovane prete che sorrideva e scherzava con i giovani che incontrava. I miei due clienti sembravano preoccupati per la salute del giovane prete.
"Sei stanco. Un po' d'aria libera ti farà bene, caro don Bosco", gli disse uno.
"Vieni con noi, abbiamo preso a nolo questa bella carrozza" disse l'altro, indicando me.
"Volentieri. Prendo il cappello e sono con voi" disse il giovane prete.
Uno dei due amici aprì lo sportello: "Non è necessario. Sali!"
Don Bosco mi guardò. Non dimenticherò quello sguardo: era limpido, divertito e soprattutto infinitamente furbo.
"Dopo di voi, grazie" disse. Il tono era cerimonioso, ma io sono una carrozza di mondo e mi accorsi che aveva in serbo qual-cosa.
Dopo qualche insistenza, per non guastare la faccenda, i due accettarono di salire per primi. Ma appena furono dentro, con mossa rapida, don Bosco chiuse lo sportello e ordinò al mio cocchiere:
"Al manicomio, presto! Questi due vi sono aspettati".
Il manicomio, o ospedale psichiatrico, era poco distante. Gli in­fermieri, avvisati, aspettavano un prete. Ne videro arriva-re due.
Ero sempre stata una carrozza seria, ma questa volta cigolavo dalle risate.
Da quel giorno sono passati molti anni. Sono solo più una carrozza antica e sgangherata che soffre di acuti attacchi di ruggine in tutti i bulloni. Tra i tanti e importanti passeggeri che ho avuto l'onore di trasportare, non sono mai riuscita a dimenticare quel giovane prete che… neanche si sedette sui miei eleganti e morbidi sedili.

LA STORIA:

Nell'anno 1846, don Bosco aveva una casetta e viveva circondato da ragazzi e giovani. Nella curia arcivescovile pensavano che fosse diventato matto.
"Si mandò pertanto a parlare col Direttore dell'Ospedale dei matti, e si ottenne un posto pel povero D. Bosco. Al-lora due ragguardevoli Sacerdoti, di cui uno era il Teol. Vincenzo Ponzati, Curato di Sant'Agostino e l'altro un pio e dotto membro del Clero Torinese, furono incaricati di andarlo a prendere con una carrozza chiusa, e con bel garbo accompagnarlo alla casa dei pazzerelli". (Memorie Biografiche II, pag. 309-315)

Rubrica apparsa sul Bollettino Salesiano dal 2011...


         
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