| HOME PAGE - ITALIANO | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO |


 LE COSE DI DON BOSCO di : Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

La Bacchetta da giocoliere

Sono una bacchetta da giocoliere e abito in un sacchetto di tela verde. Anche se ho il cuore di legno, osservo la vita con occhi d'artista. Io e il mio padrone siamo giocolieri professionisti. Il mio padrone è un uomo abile, smilzo e in-durito dalla vita. Non ce la passiamo troppo bene. Campiamo grazie agli spettacoli e alle sfide che organizziamo per i poveracci dei paesi in cui vagabondiamo. La giornata finisce sempre all'osteria, per festeggiare e mitigare la noia di passa-re di piazza in piazza ripetendo sempre la stessa commedia.
Tra i miei ricordi ne ho uno incancellabile.
Era il giorno della grande fiera di Chieri. Il mio padrone cominciò lo spettacolo, con i consueti giochi di prestidigita-zione e le sfide agli spettatori. Ero tranquilla, qualunque fosse la sfida, il mio padrone aveva sempre vinto.
Cominciò con alcuni giochi, poi percorse la città da un capo all'altro in due minuti e mezzo, cioè alla velocità di un treno. Io pazientemente aspettavo il mio turno, nella custodia verde. Improvvisamente alcuni ragazzotti si piazzarono davanti al mio padrone: uno di loro accettava la sfida. Il loro campione si chiamava Giovanni. Il mio padrone lo squadrò con arro-ganza e fissò la posta a venti lire, una discreta somma. Per arrivarci, i ragazzi, tutti insieme svuotarono le tasche. Appena si seppe della sfida si ammassò una gran folla.
Il mio padrone era veloce, ma quello studente era una vera saetta. Il mio padrone a metà corsa si fermò e gli diede partita vinta. Era un suo vecchio trucco: così poteva richiedere la rivincita con il raddoppio della posta. Per quaranta lire, la sfida fu sul salto del fosso. Il mio padrone e lo studente fecero pari, anche se lo studente terminò con un'artistica piroetta, che gli guadagnò gli applausi della folla.
"Scegli qualunque gioco di destrezza, ma con ottanta lire di posta!" propose il mio padrone. Il giovanotto scelse proprio me, la bacchetta magica. Il gioco preferito del mio padrone. Avrebbe certamente vinto lui. Giovanni mi prese in mano con una stretta gentile. Mi pervase un calore che non avevo mai provato. Mise un cappello su una delle mie estremità e con dolcezza cominciò a farmi volteggiare sulla punta del mignolo, dell'anulare, del pollice e poi danzai con leggerezza sul dorso della mano, sul gomito, sulla spalla, sul mento, sulle labbra, sul naso, sulla fronte. Poi rifacendo lo stesso cammino, tornai sul palmo della sua mano. Gli spettatori applaudirono.
Fu il turno del mio padrone. Mentre saltavo veloce sulle sue abili dita, cercavo il modo di aiutare quel ragazzo così simpatico. Così quando arrivai sul naso, vacillai e caddi.
Giovanni aveva vinto. I suoi amici lo portarono in trionfo. Il mio padrone mi rimise nella custodia di tela verde. Non mi rimproverò. E io vidi un lampo di ammirazione nei suoi occhi.

La storia:
Quando Giovanni Bosco era studente a Chieri fondò la Società dell'Allegria. Lui stesso racconta in modo vivace e avvincente la storia della sfida al saltimbanco nelle Memorie dell'Oratorio.

Rubrica apparsa sul Bollettino Salesiano dal 2011...


         
      | HOME PAGE - ITALIANO | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO |


                                                                                                                            Visita Nr.