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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016
Salesiani DB | Giulio Valotti: il coadiutore architetto

A lui si devono tanti interventi e decorazioni della nostra basilica. Eccone un sintetico e affettuoso ricordo.

Ero ragazzo studente, qui a Valdocco, nel 1951. Con i compagni, terminato il pranzo, raggiungo il cortile "Don Bosco". Secondo la consuetudine trasmessa da Lui, sto salendo i gradini per entrare in chiesa e fare una visita a Gesù Eucarestia. Accanto a me sale pure, quel pomeriggio, il salesiano coadiutore Valotti Giulio: architetto, alto, dal volto leggermente allungato da un pizzetto scuro, tutto compreso in sé stesso. Sono trascorsi 65 anni e ora conosco tante sue notizie.
Quel pomeriggio il signor Giulio entra in chiesa, si inginocchia nella navata centrale e con il capo tra le mani, si raccoglie in preghiera. Alza gli occhi al Tabernacolo incastonato nel monumentale altare. Dopo, con gli occhi pieni di gioia, fissa la Vergine del maestoso quadro del pittore Tommaso Lorenzone (1824-1902).

Il monogramma MA

Il professore architetto continua la sua preghiera fissando il bellissimo volto di Maria incoronato. Il 17 maggio 1903 Le era stata infatti posta una ricca corona dal delegato del pontefice Leone XIII, il card. Agostino Richelmy, arcivescovo di Torino, a soli 35 anni dall'esposizione dell'immagine, contrariamente alla tradizione, che richiede almeno siano passati 100 anni. Questo ricordo suggerisce al signor Giulio di porre sopra le parti laterali del presbiterio eleganti pannelli incorniciati di bronzo con fondo di onice, il monogramma MA (Maria Ausiliatrice) ornato di corona regale, con una terza corona in cima al timpano in una splendida raggiera dorata. Maria è regina potente, ausiliatrice. Tutti i cristiani la invocano loro Madre.
Il nostro confratello conosce bene la storia della Chiesa. Sa che in tutti i secoli famosi santi hanno fondato ordini religiosi per tener desta la fede e la devozione a Maria. Per questo crede opportuno fissare sedici tondi bronzei con il volto dei santi sui due grandi architravi di sostegno, affinché ogni pellegrino che entra nel santuario possa vederli e ricordarli.

Dodici santi "mariani"

Tutto questo però non è sufficiente. Proprio all'altezza delle grandi tribune, vicino a Maria Santissima, da una parte e dall'altra del quadro, si vedono due arcatelle in marmo verde di Issorie (Châtillon, Valle d'Aosta) con lunette bianche scolpite in altorilievo, con due angioletti i quali sostengono gli stemmi della Pia Società di San Francesco di Sales e dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il signor Giulio ricorda benissimo che don Bosco considerò sempre queste due famiglie religiose, da lui fondate, come due monumenti viventi in ringraziamento e lode a Lei, l'Ausiliatrice.
Proprio lui, d'altra parte aveva manifestato al pittore Lorenzone il desiderio di vedere dipinto attorno alla Vergine un bel coro di santi innamorati di Lei e modelli per i fedeli. L'architetto perciò ricava su due pilastri di marmo prezioso, di dieci metri di altezza, 12 nicchie per porvi 12 santi "mariani". Il più antico è san Efren, l'arpa dello Spirito Santo, morto nell'anno 373, e la più recente è santa Bernardetta Soubiroux, la veggente di Lourdes.

La nuova cupola

Intanto il nostro Coadiutore fissa la statua di don Bosco, che è rappresentato con il braccio destro alzato per indicare Maria e sul sinistro porta in offerta un modellino della sua basilica. In quell'attimo rivede tutta la vita del Santo, il quale dichiarava sempre: "Tutto fu fatto da Maria; ogni pietra è una sua Grazia".
Nessuno può contare le notti insonni del Valotti, meditando e inventando tanti particolari, che poi realizza con tanto entusiasmo. Mai dimentica che quanto costruisce è la Casa di Maria. C'è bisogno di un tetto elegante! Ecco una nuova cupola di 12 metri di diametro, con sedici angeli che cantano le glorie di Maria, sempre con i titoli delle litanie lauretane. Ma se si esalta la Madre, non si può trascurare il Figlio. Egli, presente e vivo nel Santo Tabernacolo, è Bambino nelle braccia della Madre nel grande quadro e come Ostia Santa nel grande Ostensorio ai piedi della cupola. Il signor Giulio è soddisfatto della revisione del suo lavoro compiuto tredici anni prima. È stanco, ma vuole ammirare e pregare ancora.

La gioia, dopo la guerra

Subito la memoria gli presenta un terribile spettacolo di distruzione. L'8 dicembre 1942 una bomba piomba di fianco alla sua cupola, sbriciolando il "Teatro Vecchio" di don Rua. E lo spostamento d'aria manda in frantumi le belle vetrate delle due cappelle, che rappresentano salesiani famosi dei primi tempi. Poi, i disastri compiuti nei dintorni di Valdocco inducono il Rettor Maggiore, don Pietro Ricaldone, a mettere al sicuro i "tesori di tutti". Vengono quindi arrotolate le grandi tele di Tommaso Lorenzone e assieme ai sacri corpi di don Bosco, di madre Mazzarello, di Domenico Savio e di don Giuseppe Cafasso, portate in segreto fino ai Becchi di Castelnuovo. Immaginiamo la sofferenza del signor Giulio e quella dei fedeli. Poi, al nostro, sembra di rivivere quel 4 maggio del 1945, quando il quadro di Maria Ausiliatrice torna intatto al suo posto e così pure quello della Santa Famiglia. Il 13 maggio tornano le salme dei santi. La chiesa è di nuovo lei, affascinante, satura di devozione. I fedeli ritornano, cantano, chiedono grazie, ringraziano. E lui? Si rimette in ginocchio. Ringrazia e torna al suo lavoro. Il Signore gli concederà ancora due anni di vita. L'11 gennaio 1953, nella casa di Piossasco, andrà a trovarla, per rimanere con Lei, tanto amata, per l'eternità.


Articolo originale di don Teotimo VITTAZ, vice rettore della Basilica M.Aus.

GRATITUDINE all'Architetto della Madonna

Ero ragazzo studente, qui a Valdocco, nel 1951.
Con i compagni, terminato il pranzo, raggiungo il cortile "Don Bosco". Secondo la consuetudine trasmessa da Lui, sto salendo i cinque gradini per entrare in chiesa e fare una visita a Gesù Sacramentato. Accanto a me sale pure, quel pomeriggio, il salesiano coadiutore Valotti Giulio, architetto, alto, dal volto leggermente allungato da un pizzetto scuro, tutto compreso in sé stesso. Egli mi fa cenno di passare per primo con particolare gesto gentile, che rifiuto…
Sono trascorsi sessantacinque anni e ora conosco tante sue notizie.
Nacque a Quinzano d'Oglio (Brescia) il 30 gennaio 1881. Giovanissimo fu accolto a Torino dal 1° successore di Don Bosco, Don Michele Rua. Dotato di spiccato talento artistico, si laureò presto in architettura. Dopo un breve periodo di insegnamento nella casa salesiana di San Benigno Canavese, ebbe la direzione dell'Ufficio Tecnico per le Costruzioni della Congregazione. Progettò e realizzò una cinquantina di edifici religiosi e scolastici, chiese, santuari: quello del Selvaggio, quello di Santa Rita in città, quello di Gesù Adolescente pure in città. Il suo capolavoro però fu certamente l'ampliamento e l'abbellimento della basilica di Maria Ausiliatrice, la quale rimarrà sempre la chiesa di Don Bosco e sua. Infatti egli fece in modo che essa apparisse tutta opera armoniosa del santo fondatore.
Quel pomeriggio dunque il sig. Giulio entra nella chiesa, si inginocchia nella navata centrale e, con il capo tra le mani, si raccoglie in preghiera. Alza gli occhi al Tabernacolo incastonato nel monumentale altare. Dopo, con gli occhi pieni di gioia, fissa la S. Vergine del maestoso quadro del pittore Tommaso Lorenzone (1824-1902).

Anna e Gioachino

La guarda a lungo per contemplare la sua bellezza, come di certo facevano i genitori Anna e Gioachino nei loro giorni; come lo scultore Nori di Torino riuscì ad interpretare nelle due statue poste sopra i passaggi dalla navata centrale alle cappelle. Appaiono in estasi, sorpresi di tanta grandezza della loro Figlia. La pregano, l'amano e, come il sig. Giulio, invitano noi a fare altrettanto.

Tutto, tutto per Maria

Nella revisione del lavoro compiuto negli anni 1935-1938 e oltre, il pio architetto è preso da una ridda di sentimenti contrastanti: desideri incompiuti di perfezione, difficoltà superate, gioia, consolazione.
Per realizzare la presenza del popolo fedele in un canto di lode comune fa scrivere nelle due cappelle tutta l'Ave Maria: una sola parola in ogni congiungimento degli archi sostenuti da preziose colonne di marmi policromi. Così, metà della preghiera è scritta nella cappella del Crocifisso e la seconda in quella di S. Pio V.
E ancora! Come cornice del presbiterio e delle cappelle costruisce una lussuosa galleria: quarantaquattro colonne a sostegno di ventidue voltini. Ognuno di questi ultimi porta un titolo lauretano, abbellito da decori desunti dal repertorio neoclassico e barocco: animali, fiori, simboli. I colori sono tenui in perfetta armonia con quelli dei marmi. L'opera è terminata il 19 dicembre 1942, con grande festa, alla presenza del popolo, che canta le Litanie di Loreto ed esprime tanti elogi al pittore Carlo Cussetti (1867-1949).
Si conclude così un inno a Maria in tutta la base dell'edificio

Il Monogramma

Ma il professore architetto continua la sua preghiera fissando il bellissimo volto di Maria incoronato. Il 17 maggio 1903 Le era stata infatti posta una ricca corona dal delegato del pontefice Leone XIII, il cardinale Agostino Richelmy, arcivescovo di Torino, a soli 35 anni dall'esposizione dell'Immagine, contrariamente alla tradizione, che richiede almeno 100 anni.
Questo ricordo suggerisce al sig. Giulio di porre sopra le parti laterali del presbiterio eleganti pannelli incorniciati di bronzo con fondo di onice, il monogramma mariano MA (Maria Ausiliatrice) ornato di corona regale, con una terza corona in cima al timpano in una splendida raggiera dorata. Maria SS. è regina potente, ausiliatrice. Tutti i cristiani la invocano loro Madre.

Gli ordini religiosi

Il nostro confratello conosce bene la storia della Chiesa.
Sa che in tutti i secoli famosi santi hanno fondato ordini religiosi per tener desta la fede e la devozione a Maria. Per questo crede opportuno che nessun pellegrino, che entra nel santuario li dimentichi. Così sui due grandi architravi che sono di sostegno dei matronei, fissa sedici tondi bronzei con il volto dei santi.
A sinistra, seguendo con lo sguardo il sig. Giulio, vediamo il volto di S. Giovanni della croce (passionisti), S. Basilio Magno (basiliani), S. Domenico di Guzman (domenicani), S. Giovanni de Matha (trinitari), S. Girolamo Emiliani (somaschi), S. Agostino (agostiniani), S. Camillo de Lellis (camilliani), S. Antonio abate (monaci).
A destra invece: S. Francesco d'Assisi (francescani), S. Giovanni di Dio (fatebenefratelli), S. Benedetto da Norcia (benedettini), S. Gaetano da Thiene (teatini), S. Ignazio di Loiola (gesuiti), S. Alfonso di Liguori (redentoristi), S. Antonio M. Zaccaria (chierici regolari di S. Paolo), S. Giuseppe Calasanzio (scolopi).
Infine ancora due in facciata alla medesima altezza: a sinistra S. Filippo Neri (oratoriani), dal quale Don Bosco ricevette molti suggerimenti riguardanti la vita oratoriana; e a destra S. Francesca Romana di Tor de' Specchi (oblate di Tor de' Specchi), per le quali probabilmente per senso di riconoscenza non si dimentica dell'ospitalità offerta a Don Bosco durante le ventun volte in cui si recò a Roma.
Possiamo quindi immaginare quanta gloria e lode vengono innalzate di continuo alla Madre di Dio nel mondo.

SDB e FMA

Tutto questo però non è sufficiente. Proprio all'altezza delle grandi tribune, vicino alla Madonna SS., da una parte e dall'altra del quadro, si vedono due arcatelle in marmo verde di Issorie (Chatillon) con lunette bianche scolpite in alto- rilievo, con due angioletti i quali sostengono gli stemmi della Società di San Francesco di Sales e della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Il sig. Giulio ricorda benissimo che Don Bosco considerò sempre i suddetti gruppi religiosi come due monumenti viventi in ringraziamento e lode a Lei, l'Ausiliatrice.

I due pilastri

D'altra parte proprio egli aveva manifestato al pittore Lorenzone il desiderio di vedere dipinto attorno alla Vergine un bel coro di santi innamorati di Lei e stimati modelli per i fedeli.
L'architetto perciò ricava su due pilastri di marmo prezioso, di dieci metri di altezza, 12 nicchie per porvi 12 santi, i quali si distinsero per la vita, le opere e l'amore in tutti i secoli. Il più antico è S. Efren, l'arpa dello Spirito Santo, morto nell'anno 373 e la più recente S. Bernardetta Soubiroux, la quale a Lourdes vide 18 volte Maria SS. Immacolata e andò a contemplarla in eterno nel 1873. Gli altri sono:
a sinistra di chi guarda: S. Rosa da Lima 1586-1617, S. Caterina da Siena 1347-1380, S. Bonaventura 1217-1274, S. Giovanni Damasceno 650-753, S. Domenico di Guzman 1170-1221;
a destra invece: S. Giovanni Bosco 1815-1888, S. Bernardino di Chiaravalle 1090-1153, S. Cirillo di Ales-sandria 370-444, S. Stefano d'Ungheria 90-1038.
Intanto il nostro Coadiutore, continuando la sua lunga preghiera, fissa la statua di Don Bosco, che viene rappresentato con il braccio destro alzato per indicare Maria e sul sinistro porta in offerta un modellino della sua basilica. In quell'attimo rivede tutta la vita del Santo, il quale dichiarava sempre: "tutto fu fatto da Maria; ogni pietra è una sua Grazia".

L'Annunciazione

Gioisce e spazia sempre più in alto, sopra l'arco mediano dei due matronei. Ecco la rappresentazione in tondi di gesso del pittore Carlo Cussetti, il momento della vita di Maria, che svela la sua missione e la sua grandezza: l'Annunciazione.
A sinistra l'Angelo Gabriele con un giglio in mano, mentre a destra Maria in umile atteggiamento di ascolto. Però tutta la scena viene completata con le parole di saluto e di lode in lingua latina scritte su due cartigli in bronzo dorato nel fregio della trabeazione tra il timpano e il quadro: "Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne".
A Gabriele si uniscono ancora in coro altri quattro angeli dello scultore Nicolò Vignali, in bassorilievo, sulle vele della cupola. Essi portano ciascuno un oggetto simbolo della Vergine, figure molto belle dell'Antico Testamento: torre di Davide, Maria è difesa; torre d'avorio, Maria sempre fedele; arca d'oro, Maria Madre di Dio; arca dell'alleanza, Maria è salvezza.
Il tetto della Casa di Maria

Nessuno può contare le notti insonne del Valotti, meditando e inventando tanti particolari, che poi nella faticosa giornata realizza con tanto entusiasmo. Mai dimentica che quanto costruisce è la Casa di Maria. C'è bisogno di un tetto elegante! Ecco una nuova cupola di 12 metri di diametro, con sedici angeli che cantano le glorie di Maria, sempre con i titoli delle litanie lauretane. Il pittore Mario Barberis di Roma li presenta nelle vetrate, ciascuno con il simbolo del titolo. Ancora una volta pare ascoltare la medesima melodia della meravigliosa galleria a piano terra, quasi come un contro canto. Veramente nella casa di Maria vengono espressi in continuità le lodi e i ringraziamenti degli angeli e degli uomini.

Gesù Eucaristia

Se però si esalta la Madre, non si può trascurare il Figlio. Egli, presente e vivo nel Santo Tabernacolo, è Bambino nelle braccia della Madre nel grande quadro e come Ostia Santa nel grande Ostensorio ai piedi della cupola. Trentadue angeli, eseguiti dal pittore Carlo Cussetti sono in adorazione, mentre cantano e incensano il loro Signore. In questo modo tutto il maestoso lavoro del Vallotti richiama con eleganza le due devozioni di Don Bosco che costituiscono le basi vittoriose del suo metodo educativo.
Il sig. Giulio, molto pio, è soddisfatto della revisione del suo lavoro compiuto tredici anni prima. E' stanco, ma vuole ammirare e pregare ancora, da seduto.

La guerra: dicembre 1942

Subito la sua memoria gli presenta un terribile spettacolo di distruzione. L'otto dicembre 1942 una bomba piomba di fianco alla sua cupola, sbriciolando il "Teatro Vecchio" di Don Rua. E lo spostamento d'aria manda in frantumi le belle vetrate delle due cappelle, che rappresentano vari salesiani famosi dei primi tempi.
Si teme perciò fortemente che altri ordigni distruggano anche la chiesa. La certezza però della protezione di Maria vince la paura e permette di festeggiare, come già accennato in precedenza, la conclusione della galleria del benemerito pittore Carlo Cussetti, il giorno 19 dicembre.
Si prega di continuo, ma i disastri compiuti nei dintorni di Valdocco inducono il Rettor Maggiore Don Pietro Ricaldone a mettere al sicuro i "tesori di tutti". Vengono quindi arrotolate le grandi tele di Tommaso Lorenzone e assieme ai sacri corpi di Don Bosco, di S.M.D. Mazzarello, di San Domenico Savio e di S. G. Cafasso, portate in gran segreto fino ai Becchi di Castelnuovo.
Immaginiamo anche noi la sofferenza del nostro sig. Giulio e quella dei fedeli.
L'attesa di riavere i "nostri tesori" fu lunga due anni e cinque mesi. Poi la visione del doloroso passato si interrompe e il nostro amico si scuote e riprende il sorriso e la pace. Gli sembra di sentire ancora i rintocchi festosi di tutte le campane di Torino il giorno 28 aprile 1945 per la fine della guerra.

Il ritorno

Tutti si interessano a preparare il ritorno dei "tesori".
Il 4 maggio il quadro di Maria Ausiliatrice torna intatto al suo posto e così pure quello della Santa Famiglia.
L'undici maggio le 12 statue dello scultore Nicolò Vignale di Verona, che lavorò di nascosto durante tutto il periodo bellico, danno stupenda cornice al quadro.
Il 13 maggio ritornano tutte le salme dei santi.
La chiesa è di nuovo lei, affascinante, satura di devozione.
I fedeli ritornano, cantano, chiedono grazie, ringraziano.

E lui?

Si rimette in ginocchio. Ringrazia e torna al suo lavoro. Il Signore concederà all'architetto della Madonna ancora due anni di vita. L'undici gennaio 1953 a Piossasco andrà a trovarla, per rimanere con Lei, tanto amata, per l'eternità.

Grazie! don Teotimo Vittaz


Teotimo VITTAZ sdb: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 1

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