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BI-CENTENARIO DELLA NASCITA DI DON BOSCO 1815-2015
                        
ARTE e ARTISTI A VALDOCCO

Riflessioni, considerazioni, curiosità....

1 - La FANTASIA di DIO

Quando gli uomini sulla terra percepirono l'immagine del creato, dove Dio li aveva posti, poterono rendersi conto della fantasia di Dio. Ciò che apparve loro li riempì di meraviglia e di estasi. E' questa emotività che indusse l'uomo a conoscere il senso della bellezza di Dio.
L'Eterno, quindi, con il dono della vita ci diede anche il dono di come conoscere e come appropriarsi del linguaggio per saper leggere e interpretare il creato. Dio non ha stabilito privilegi o meglio privilegiati. Non poteva fare un simile torto all'uomo.
La sua bellezza è perciò una qualità dello Spirito e quindi accessibile a tutti, irrinunciabile. L'opinione comune, vittima di preconcetti devianti e soprattutto derubata dei diritti di conoscenza e libertà di espressione, delega questa grande qualità di Dio, come fosse un'opzione, come facoltativa.
Questo atteggiamento è pericoloso perché tende a negare l'acquisizione da parte di tutti, di una conoscenza di valore immenso.
La storia dell'arte ci descrive come Dio affida "alla mano dell'uomo" l'esecutivo della sua fantasia tradotta in termini umani: l'uomo collabora con Dio , perché Lui si serve dei nostri occhi , delle nostre mani ( il pittore Lorenzone diceva: "C'è qualcuno che conduce la mia mano"), della nostra sensibilità e di tutti quei doni acquisiti ed espressi con la nostra intelligenza che si esprime in sintonia con la Sua.
Quello che il Creatore ha preparato per l'uomo vivente è definito dalla critica, oggettivo e cioè, conosco ciò che vedo. Non ci sono processi o fantasie particolari a complemento dell'immagine oggettiva, perché questa è opera di Dio, l'uomo non è ancora intervenuto con la sua creatività e fantasia a trascrivere l'oggettività in altra modalità. Iniziò quindi nella vita del mondo di Dio l'impegno di conoscenza delle forme e dei colori e della visibilità delle cose.
I primi segni che l'uomo cavernicolo ci ha tramandato sono molto semplificativi, per cui ci fa pensare, che queste espressioni figurative abbiano il valore di un linguaggio comunicativo sufficiente e completo, nel suo tempo.
La storia dell'arte ripercorre l'esperienza umana, mettendo in relazione la crescita dell'uomo e le conoscenze che la vita propone, con il compito di farsi strumento dell'opera di Dio. L'iniziativa è sempre del Creatore, che si serve della "la mano" dell'uomo, per dar vita a quel linguaggio visivo, che diventa contemplazione.

2 - DON BOSCO E I SOGNI

Si può costatare che le più grandi e impegnative opere di don Bosco, siano state concepite e ispirate da sogni. Egli stesso parlando dei suoi progetti, metteva in evidenza l'estensione territoriale dei medesimi. Anche se l'inizio della sua missione consisteva in una casa e un prato per i suoi giovani, ben presto riuscì ad allargare i confini della sede iniziale. che prese forma di quartiere.
Volendo fare un confronto tra ciò che sognava e ciò che realizzava, colpisce il fatto che, i due presupposti, avevano in comune la grandiosità delle concezioni. Ciò vale per quanto serviva alla costruzione degli ambienti scolastici, dei laboratori, della costruzione della Basilica, delle spedizioni missionarie.
Il sogno, per sua natura, realizza scenari di dimensioni molto estensibili, irreali, illusorie. Quando ci svegliamo dal sonno, alle volte ci rassereniamo pensando che la realtà è diversa. Don Bosco però ci stava a crearsi i progetti con sogni e così aveva le idee pronte prima di andare dagli architetti a commissionare i progetti.

3 - GLI ANGELI DELLA BASILICA MARIA AUSILIATRICE

Nel Vangelo, Gesù ci dice che nel suo regno ha a disposizione legioni di angeli. Noi possiamo pensare, entro i limiti consentiti, che tutto lo spazio di Dio sia invaso da esseri alati, messi in fila, ordinati, da sembrare un esercito infinito.
E' difficile, nella nostra terminologia limitata dare dimensioni che richiamano l'infinito: per quanto i termini siano appropriati, non possono dare l'estensione del valore che le immagini richiedono.
Nella Basilica di Maria Ausiliatrice, di angeli, sono presenti soprattutto sui dipinti, quindi scolpiti in "tondi" vari e a complemento di numerosi fregi.
Non è facile, per chi si metta di proposito a contarli, captarli tutti, sembra che tendano a nascondersi. Sarà una curiosità , ma tutto questo rientra nella concezione che gli angeli non sono un riempitivo di comodo, ma una presenza di diritto.
La Basilica, nel conteggio sommario fatto, ne enumera
circa 420. Non sappiamo quanti, di angeli, ci fossero ai tempi di don Bosco, ma certamente egli era dell'idea di richiamarne il più possibile: erano un ottimo stimolo, con la loro presenza, perché erano un segno di adesione a Dio, come esempio di purezza e di integrità di vita. Quante volte, parlando ai ragazzi, ripeteva che anche tra di loro c'erano degli angeli. Era una concezione allargata della presenza di Dio, sempre e in ogni luogo, vicino a noi.

Per aiutare a rendere credibile e reale, quanto si va dicendo, diamo qualche cifra degli angeli conteggiati, citando solo le parti più conosciute della Basilica:

+ altare maggiore, 24
+ quadro di M. Ausiliatrice, 22
+ altare don Bosco,7
+ cupola maggiore, 15
+ cupola minore, 57
+ altare D, Savio, 16
+ altare S. Giuseppe,8
+ altare S. Mazzarello,22
+ passaggio laterale dei transetti dell' altare maggiore, 56
+ passaggio dietro
l'altare maggiore (compresi gli altari), 56

4 -A 100 ANNI DOPO LA BASILICA... IL TEMPIO DI DON BOSCO A ROMA

Abbiamo già premesso che don Bosco pensava in grande. Tale era la dimensione geografica dei suoi progetti. Aveva la capacità di progettare nel tempo, l'estensione delle sue realizzazioni dando la precedenza più alle idee che ai mezzi. Le sue opere hanno una risonanza di effetto immediato. Erano un inno all'assistenza materna dell'Ausiliatrice e una propaganda filtrante del suo metodo educativo.
Dopo la morte del fondatore, i Salesiani continuarono con successo a moltiplicare nella crescita numerica delle vocazioni e nelle opere. Negli anni sessanta del secolo scorso, ci fu una circostanza che, risuona ancor oggi, come significativa per i figli di don Bosco, che sa di provvidenziale: si trattava di una offerta per costruire un tempio per onorare don Bosco a Roma.
Non ci soffermiamo sui motivi politici o economici dell'iniziativa.
I superiori salesiani videro in tale proposta, una occasione propizia per rilanciare nella capitale e in tutto il mondo, il nome del fondatore.
Il tempio di don Bosco, ormai noto, si offre ad un confronto con la basilica di M: Ausiliatrice per più motivi. Già i titoli ne definiscono le ragioni: la basilica di Torino, per diffondere la devozione mariana, quella di Roma, per la devozione a don Bosco.
Atro parallelo lo offre la decorazione iconografica: a Torino don Bosco sintetizzò la storia della Chiesa, richiamando tante presenze di personaggi a lui care. A Roma i suoi figli, con più mezzi e fantasia, hanno seguito lo stesso esempio.
L'aspetto che differenzia notevolmente le due Basiliche è l'innovazione iconografica in quella capitolina, rispetto a quella di Torino.
E' questo un salto di qualità che evidenzia la diversità delle due proposte nel tempo (basta considerare che per la basilica romana, sono stati contattati una quarantina di artisti: pittori, scultori, mosaicisti, vetrai e architetti).


                                                                    LUIGI ZONTA sdb, Casa Madre Salesiani Torino-Valdocco |
                                                                                                 
E-mail: luigi.zonta@salesianipiemonte.it
   
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