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BICENTENARIO DELLA NASCITA DI DON BOSCO 1815-2015
                      
ARTE e ARTISTI A VALDOCCO

CAPPELLA PINARDI | La Risurrezione di Cristo, di Paolo G. CRIDA

Il visitatore che giunge a Valdocco e segue le indicazioni per visitare la Cappella Pinardi si trova orientato sotto il portico dove si intravede sulla destra della parete di fondo una porticina di dimensioni tali da acconsentire il passaggio ad una sola persona, sia che entri come che esca. Questa porta è emblematica, perchè introduce in un ambiente le cui dimensioni già all'origine erano cosi ridotte da suscitare in don Bosco l'entusiasmo di una grande conquista quando convinse il sig. Pinardi a vendergli la cosiddetta "tettoia" e corse subito dai suoi ragazzi a dare la notizia: a noi sembra poco, per don Bosco era tutto. Coincidenza: la domenica seguente era la domenica di Pasqua del 1846.

Per meglio approfondire gli inizi della storia della missione di don Bosco conviene evidenziare che era una semplice tettoia il punto di partenza e quindi uno spazio tutto da interpretare e da edificare.

Il visitatore che scopre per la prima volta questo angolo storico, nota che la Cappella Pinardi è inserita in un contesto di edifici che gli fanno da sostegno come una "porziuncola", ma inizialmente era un soggetto in piena solitudine, attorniato da rovi e sterpaglie per cui non si poteva chiamare prato ( per don Bosco lo spazio per intrattenere i ragazzi è sempre stato un "prato"). L'affresco di P. G. Crida raffigurato sulla parete a sinistra dell'entrata, rappresenta la prima sistemazione d'insieme dell'edificio comprensivo della cappella e dell'abitazione.

Entrando nella cappella, notiamo l'esiguo spazio dove don Bosco poneva, con tutta la sua fede, lo sviluppo dei suoi sogni: il primo ospite è Dio. Come ci appare ora, è già una forma definitiva con decorazioni realizzate con la tecnica del "graffito". Intervento questo avvenuto nel primo novecento.
Il nostro sguardo segue con ordine la lettura che i motivi decorativi ci suggeriscono: sono fregi che fanno da cornice a scritte di testi latini e di inni liturgici, inseriti nel ritmo semplice delle lesene che ripartono le pareti laterali raccordate dalle volte a vela. La parete di fondo dietro l'altare interpreta il tema pittorico della Risurrezione di Cristo. (P.G. Crida,1928).

Considerazioni sul dipinto (pittura a tempera)

La composizione dei soggetti è semplice e composta, come una rappresentazione liturgica: il Cristo risorto al centro, il braccio destro esteso verso l'alto e le dita piegate sulla mano con gesto di benedizione (gesto questo molto noto nelle raffigurazioni di Gesù Pantocrator dei mosaici e icone antichi), il braccio sinistro impugna il vessillo crociato, la veste togata bene impostata sul corpo con ritmi di pieghe chiaroscurate. La figura emerge da uno sfondo luminoso; anche questa forma prende il nome di "mandorla", molto nota nell'iconografia orientale.
Completano lo sfondo, come cornice, due lesene bugnate affiancate da due palme con il fusto che sembrano interpretare la presenza di due colonne. Altro particolare: il Risorto non ha i piedi su un piano solido d'appoggio (pavimento), ma sulla nube, come a significare che il corpo di Cristo non ha più peso e si muove liberamente nello spazio universale.
La presenza della luce dal centro si riflette sui due angeli, di cui uno regge il lenzuolo che copriva il corpo di Gesù e l'altro sta spostando la pietra tombale. Sulla destra della composizione si intravedono le tre guardie, come appena risvegliate e con gesti di meraviglia, sorprese di ciò che avviene nel momento: sono mortali loro e quindi esulano dalla compostezza degli altri esseri sovrannaturali.
Il cielo trapuntato di stelle sembra richiamare il riflesso della luce della risurrezione che si estende su tutto l'universo: può essere accostato al cielo stellato della notte di Natale e cioè: il cielo e la luce che ha illuminato la notte santa, testimonia qui la risurrezione.
La composizione pittorica non è descritta come fosse uno scenario oggettivo fotografico, (la tomba ad esempio non è scavata sulla roccia e con la pietra rotonda per rotolarla come chiusura esterna, ma è solo evocata come fosse sotterranea), eppure richiama il racconto evangelico con una impostazione fantasiosa e pittorica, gradevole, convincente.


                                                                    LUIGI ZONTA sdb, Casa Madre Salesiani Torino-Valdocco |
                                                                                                   
E-mail: luigi.zonta@salesianipiemonte.it
   
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