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                              ARTISTI A VALDOCCO - ARTE SALESIANA a Valdocco
La Tomba di Don Bosco a Valsalice

All'indomani della morte di don Bosco si presentò il problema della sua sepoltura. Lo si voleva seppellire nella basilica di Maria Ausiliatrice, ma le disposizioni comunali creavano notevoli difficoltà. Si ricorse allora al ministro Francesco Crispi, che negli anni difficili della sua permanenza da esiliato a Torino (1849-1853) era stato aiutato da don Bosco e questi suggerì di seppellire il corpo del Santo a Valsalice, in zona extraurbana non soggetta alle normative di polizia cimiteriale. Dopo i funerali del 2 febbraio, il feretro fu trasportato a Valsalice e tumulato il giorno 6, in una tomba costruita in tutta fretta. Il luogo si trovava sul pianerottolo della rampa che conduceva dal giardinetto superiore al cortile inferiore, ed era stato lo stesso don Bosco a indicare a don Barberis, in modo misterioso, il luogo della sua sepoltura.
Da subito cominciarono i lavori per creare attorno al semplice loculo una cappella decorosa, su disegni dell'architetto Carlo Maurizio Vigna. Terminato, l'edificio fu benedetto il 22 giugno del 1889, ne dà notizia il Bollettino Salesiano in questi termini: "Il modesto mausoleo, (…) che gli amorosi figli di Don Bosco vollero dargli, destinandolo a racchiudere la salma del caro loro Padre, (…) si compone di due piani: l'inferiore contiene l'urna funeraria e la salma di Don Bosco, il superiore una cappelletta con altare in marmo, arricchita di un affresco sul piccolo abside a semicerchio, che rappresenta una Pietà, opera dell'egregio pittore Giuseppe Rollini, nostro antico alunno.
Un'ampia scala dal portico del cortile sottostante mette adito al piano della tomba, la quale in corrispondenza della nicchia più internata, contenente la salma, porta scolpita sulla faccia anteriore l'effigie del venerato defunto, rivestito degli abiti sacerdotali e disteso come entro si ritrova".
L'esecuzione della lastra di chiusura del loculo fu affidata allo scultore Pietro Piai.
Sotto la lastra del Piai fu collocata una lapide, in seguito sostituita da un altare, dove si leggeva, in latino: "Qui è stato composto nella pace di Cristo il sacerdote Giovanni Bosco, padre degli orfani, nacque a Castelnuovo presso Asti il 16 agosto 1815. Morì a Torino il 31 gennaio 1888".
Nel 1907, in occasione dell'inizio della causa di beatificazione e canonizzazione di don Bosco, si iniziarono i lavori di abbellimento della tomba. Lastre marmoree sostituirono le decorazioni in stucco e le volte della cappella inferiore furono rivestite di decorazioni floreali su fondo oro e mosaici di schietto gusto paleocristiano, il tutto su progetto del pittore Francesco Chiapasco.
Marmi colorati furono impiegati per decorare le due rampe di scale che dal luogo della sepoltura conducono alla cappella superiore, con un altarino in marmi colorati e mosaici, sormontato da una Pietà ad affresco del pittore Giuseppe Rollini. Notevole è la cancellata di chiusura di questa cappella, decorata con spighe e grappoli d'uva, tutto in ferro battuto, realizzata dai giovani delle scuole salesiane.
Fu curato anche il portico di ingresso alla tomba, nelle lunette si raffigurarono, con la tecnica del graffito, alcuni degli edifici più significativi fondati da don Bosco.
Accanto alla sepoltura di don Bosco furono inumati anche i primi due suoi successori, don Michele Rua (1837-1910) e don Paolo Albera (1845-1921).

"Starò io qui alla custodia di questa casa"
Il 13 settembre 1887, al termine di una seduta del Capitolo Generale tenutosi a Valsalice "erasi deliberato di cambiare destinazione al collegio di Valsalice, sostituendo ai nobili convittori i chierici studenti di filosofia. Tolta la seduta capitolare, don Barberis, rimasto solo con lui (don Bosco), gli domandò con tutta confidenza come mai, dopo essere stato sempre contrario a quel mutamento, avesse poi cambiato parere. Rispose: "D'ora in avanti starò io qui alla custodia di questa casa". Così dicendo teneva sempre gli occhi rivolti allo scalone, che mette dal giardinetto superiore al porticato del grande cortile inferiore. Dopo un istante soggiunse: "Fa' preparare il disegno". Poiché il collegio non era interamente costruito, don Barberis credette che volesse far terminare l'edificio; quindi gli rispose: "Bene, lo farò preparare; quest'inverno glielo presenterò". Ma egli: "Non quest'inverno, ma la prossima primavera; non a me, ma al Capitolo presenterai il disegno". Continuava intanto a guardare verso lo scalone. Solo cinque mesi dopo don Barberis cominciò a comprendere il pensiero del Santo, quando cioè lo vide sepolto a Valsalice e precisamente nel punto centrale di quello scalone; lo comprese finalmente del tutto quando, preparato il progetto del monumento da erigersi sulla sua tomba, fu nella primavera presentato senza che egli avesse mai ancora detto nulla della conversazione di settembre. (Memorie Biografiche 18, 384-385).


                                                                                                                                NATALE MAFFIOLI sdb
       
      Dal
Bollettino Salesiano 2012, n.2
         
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