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                              ARTISTI A VALDOCCO - ARTE SALESIANA a Valdocco
Alcune sculture per l'Altare della Basilica dell'Ausiliatrice, del 1892

Morto don Bosco il 31 gennaio del 1888, il suo successore, don Michele Rua, diede vita ad un progetto finalizzato all'arricchimento decorativo della chiesa dell'Ausiliatrice, l'intervento doveva glorificare il fondatore dei salesiani e testimoniare il suo attaccamento a Maria invocata con il titolo di Ausiliatrice.
All'inizio dell'impresa vi era comunque un voto formulato all'indomani della morte del Santo: se si fosse ottenuto il permesso di tumulare la sua salma a Valdocco oppure nel collegio salesiano di Torino-Valsalice avrebbe fatto decorare l'intradosso della grande cupola della chiesa dell'Ausiliatrice. Grazie all'intervento del primo ministro Francesco Crispi, aiutato da don Bosco stesso durante il suo esilio piemontese, si ottenne il consenso a inumare il corpo di don Bosco in un sito del collegio di Valsalice. La soddisfazione del voto fu pronta. I lavori iniziarono nel 1889 e interessarono non solo la cupola, ma tutto l'assetto decorativo della chiesa: interno ed esterno.
Al pittore Giuseppe Rollini, già allievo di don Bosco all'Oratorio, fu affidata l'esecuzione del vasto dipinto della cupola che doveva raccontare i trionfi dell'Ausiliatrice e le imprese di don Bosco dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A questa si aggiunse un'altra impresa pittorica con l'affresco sulla volta della navata centrale raffigurante la glorificazione di San Francesco di Sales. Si abbellirono le pareti con la sostituzione delle vecchie lesene in cemento delle primitiva decorazione con nuovi elementi in scagliola marmorizzata impreziositi con candelabre in stucco; si trasformò l'altare di San Giuseppe e si approntò un nuovo altare dedicato a San Francesco di Sales, nel luogo dell'altare dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria (la pala di quest'ultimo fu destinata al collegio salesiano di Caserta); si coinvolsero artisti e artigiani di fama per approntare un ambiente degno della Madre di Dio.
Le attenzioni più sollecite furono però rivolte all'altare maggiore. Si decise di ricostruire la grande ancona creando una nuova cornice al quadro dell'Ausiliatrice del Lorenzone. I progetti di questo grande complesso furono affidati all'architetto Crescentino Caselli. Questo professionista, allievo dell'architetto Alessandro Antonelli (quello della Mole Antonelliana), era nato a Fubine (AL) nel 1849 e morì a Torino nel 1933. Tra i suoi numerosi progetti figurano imprese di modesta portata come il rialzamento del campanile della chiesa dei Santi Carlo e Anna di Castellazzo Bormida (AL), del 1892, oppure i progetti per la parrocchiale di Sant'Eusebio di Campagna Monferrato o i disegni per la costruzione del campanile della chiesa dei Santi Marziano e Martino di Mede (PV), realizzato tra il 1902 e il 1904, ma pure imprese di grande respiro come i progetti per l'Ospedale di Carità della città di Torino (denominato Poveri Vecchi) del 1886; e i disegni per il palazzo Comunale di Cagliari realizzati nel 1899 con la collaborazione dell'architetto Annibale Rigotti. Nel 1906 progettò l'anfiteatro della clinica di chirurgia dell'università di Pisa e scrisse pure un saggio: Cenni sulla vita e sulle fabbriche dell'architetto Alessandro Antonelli, pubblicato a Torino nel 1889 sulle pagine della rivista "L'ingegneria Civile e le Arti Industriali".
Nel nuovo complesso creato dal Caselli, il dipinto dell'Ausiliatrice poggiava su un alto basamento formato da una galleria di archetti marmorei; due plinti laterali, decorati con tondi di bronzo con le effigi di alcuni santi, sorreggevano due coppie di colonne binate in breccia africana (un marmo prezioso); una seconda cornice sosteneva due coppie di pilastri scanalati, un timpano coronato da angeli in stucco completava il complesso.
I cartoni per la decorazione musiva del timpano e dei due triangoli di risulta sopra la centina del dipinto furono affidati al pittore Enrico Reffo che propose un Eterno Padre e due angeli festanti. Le sculture da mettere tra le due coppie di colonne furono commissionate allo scultore torinese Giacomo Ginotti.
Il Ginotti era nato a Brugaro di Cavagliana (VC) nel 1845. Inizialmente aveva studiato al Laboratorio Barolo di Varallo Sesia, passò poi all'Accademia Albertina di Torino dove studiò sotto la guida di personalità di spicco come gli scultori Vincenzo Vela e Tabacchi. Si trasferì a Roma per perfezionarsi nell'arte sua. Ritornò a Torino dove produsse monumenti di grande impegno. La sua gloria la deve ad una singolare scultura, "La schiava", più volte replicata, che gli valse la nomina a Cavaliere della Corona d'Italia. Altre opere sue furono premiate in diverse esposizioni internazionale e gli valsero la fama di grande artista. Il Ginotti morì a Torino nel 1897.
Nel 1892 i salesiani gli affidarono, come si diceva sopra, l'esecuzione delle due statue per l'ancona, una dedicata a San Vincenzo de Paoli, la seconda a San Filippo Neri, da collocare tra le due colonne. L'artista preparò due modelli in gesso che furono pubblicati sul Bollettino Salesiano dell'agosto di quello stesso 1892. Nell'articolo si accennava pure al fatto che il marmo necessario all'esecuzione delle due sculture era stato donato da un certo sig. Binelli di Leopoldi di Carrara.
Le due opere furono realizzate di getto e, come è tipico degli studi preparatori, evidenziano il rapprendersi di una idea, di una intuizione, per questo presentano una immediatezza e una spontaneità di forme che, spesso, si smarriscono nell'opera realizzata, frutto di un più attento ripensamento. Le due opere sono un capolavoro di spontaneità: il san Vincenzo, il santo della carità, tutto raccolto in preghiera, diventa il simbolo della contemplazione che porta all'azione a favore dei poveri, Gesù è incontrato nel cuore per diventare stimolo al suo incontro nei fratelli. San Filippo, il santo fondatore degli oratori nella Roma del tardo Cinquecento, con l'espressione del volto e portando le mani al petto, sembra dire: "vi offro il mio cuore", una parafrasi di quanto diceva don Bosco: "basta che siate giovani perché io vi voglia bene". Le vesti ricche di pieghe sono un espediente dell'arte per dare consistenza e movimento alle figure.
Mentre si attendeva la realizzazione dei lavori del Ginotti, fra le due colonne furono collocate due immagini "eseguite solo a modo decorativo nel termine di soli tre giorni, tanto da occupare i due vani", ma l'opera provvisoria divenne definitiva. Forse la mancanza di fondi fece naufragare l'impresa; sta di fatto che le due sculture in marmo non furono mai eseguite. Fu di certo una opportunità mancata, ma il Ginotti fu comunque remunerato per il suo lavoro e i due modelli finirono in qualche deposito di Valdocco. Nove anni dopo, in occasione dell'inaugurazione della chiesa annessa al collegio salesiano di Valsalice, progettata dal salesiano don Vespignani, i due gessi del Ginotti fecero la loro comparsa a coronamento dell'altare maggiore. La descrizione della chiesa che ne diede il Bollettino Salesiano del Maggio del 1901 diceva così: "Aggiungono grazia e decoro allo splendido altare due grandi statue, S. Vincenzo de' Paoli e S. Filippo, delle quali una in curnu Evangelij, l'altra in cornu epistolae, già modellate dal Ginotti".
Ancor oggi le due sculture, delle quali si era completamente persa memoria dell'origine, ornano l'altare della chiesa di Valsalice e recano sulla base, oltre al nome del santo raffigurato la scritta "I salesiani di Londra". Ritengo che la scritta sia dovuta al fatto che la chiesa di Valsalice, benedetta il 12 aprile 1901 e inaugurata il 14 successivo, era stata edificata come omaggio internazionale all'opera di don Bosco. Si spiega così l'intervento dei salesiani londinesi che hanno partecipato all'impresa offrendo il valore delle due sculture.


                                                                                                                                NATALE MAFFIOLI sdb
       
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