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                              ARTISTI A VALDOCCO - ARTE SALESIANA a Valdocco
TOMMASO LORENZONE: il bozzetto per la pala di San Giuseppe

Il pittore Tommaso Lorenzone, era nato a Pancalieri (TO) il 13 febbraio 1824; studiò all'Accademia Albertina e si distinse come prolifico produttore soprattutto di quadri a soggetto sacro, di grandi e piccole pale d'altare. Nelle sue opere giovanili sono da apprezzare la fantasia e la freschezza del colore; in questo periodo della sua attività artistica è molto legato agli ambienti dell'Accademia di Torino, in un giro di committenze prestigiose per ritratti dei Savoia e di nobili famiglie torinesi, con varietà di soggetti che in seguito saranno assorbiti dalla sola arte sacra. Appartengono a questo periodo le pale d'altare per le chiese torinesi di San Francesco da Paola e di San Gaetano.
Si può, per certi aspetti, collegare la poetica del Lorenzone alla corrente pittorica dei nazareni forse conosciuta grazie alla divulgazione fatta dal pittore Tommaso Minardi e alle riproduzioni a stampa che di certo circolavano tra i pittori piemontesi. "Il loro credo (…) era la preferenza per il medioevo, l'accettazione del rinascimento fino alle opere giovanili di Raffaello, lo studio della natura, l'impegno etico-religioso" (R. MAGGIO SERRA, La pittura religiosa in Torino ai tempi di Don Bosco, in Torino e Don Bosco, Torino 1988, vol. I, p. 325). Di fatto il Lorenzone, sia nella disposizione delle figure delle sue composizioni, sovente a sviluppo piramidale, che nelle forme si rifà alla pittura della fine del Quattrocento inizio Cinquecento.
Il Lorenzone fu appagato nelle sue aspirazioni. L'arte sacra che produsse, se appare valida dal punto di vista della funzione devozionale, resta caratterizzata esteticamente dall'handicap' del risaputo, dei 'déja vu'. L'effetto religioso è soddisfacente, ma prodotto da una forma artistica datata avendo risalito i secoli anche se con le migliori intenzioni.
Purtroppo la sua capacità inventiva non fu sempre felice, specialmente nella maturità; ad un certo punto della sua professione, non fu in grado di uscire dagli angusti schemi di una pittura devota, intrisa di sentimentalismo, complice, forse, anche una committenza imperativa nei suoi confronti. Nel corso di questa evoluzione (o involuzione) si perderanno, purtroppo, la freschezza di ispirazione, la pastosità del colore, il gusto raffinato dei particolari. Esemplari di questo periodo sono le tele per le chiese cittadine di San Filippo e di San Secondo e per la collegiata di Giaveno. Anche dai contemporanei fu considerato un pittore privo di originalità e formalmente ortodosso. Morì a Torino nel 1901.
Dopo la pala per l'altare maggiore della Basilica di Maria Ausiliatrice, nel 1873 il Lorenzone terminava la seconda commessa per don Bosco: la pala per l'altare del braccio sinistro con San Giuseppe e la Santa Famiglia di Nazaret (fig. 1). La tela è al centro di un piccolo giallo: don Bosco nel 1868, nel suo Meraviglie della Madre di Dio, invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice, descrive il lavoro come se fosse già collocato al suo posto sopra l'altare, mentre in una lettera del 14 ottobre 1873 a don Rua scrive: "Tra D. Cagliero e D. Savio pensate al quadro di S. Giuseppe che è presso al Sig. Lorenzone finito, e non manca più che della cornice poi si metta a posto" (Epistolario di don Bosco, a cura di E Ceria, II, lettera 1123. Una nota alla lettera afferma che la cornice fu messa in opera il 26 aprile 1874). Le Memorie Biografiche rettificano l'espressione di don Bosco: "Nella crociera di sinistra àvvi l'altare che sarà dedicato a S. Giuseppe; ma il quadro non era ancora sul posto, l'artista Tommaso Lorenzoni lavorava a dipingerlo. Esso avrebbe rappresentata la Sacra Famiglia. La composizione era simbolica ed eccone il disegno. S. Giuseppe è in piedi sopra una nuvola, portando sul braccio sinistro il Bambino Gesù, il quale tiene sulle ginocchia un panierino pieno di rose: Il Bambino piglia le rose e le dà a S. Giuseppe e questi man mano le fa piovere sulla chiesa di Maria Ausiliatrice che vedesi di sotto ed ha per sfondo le colline di Superga" (G. B. LEMOYNE, Torino 1917, p.199). Certamente quella del santo è stata una gherminella adottata per dare l'idea ai devoti dell'Ausiliatrice, e ai suoi benefattori, di una chiesa oramai completata se non in tutte le sue parti, almeno nell'arredo essenziale. Come poteva descrivere il quadro nel 68 se è stato terminato nel 73?
La descrizione del dipinto era stata possibile grazie ad un bozzetto dimostrativo che il Lorenzone aveva approntato prima dell'esecuzione della pala (fig. 2). Il piccolo dipinto (cm. 27,5x48) è stato di recente individuato in una collezione privata astigiana. Da poco restaurato, è in buone condizioni di conservazione; non si conosce quale sia stato l'iter che lo ha condotto dallo studio del pittore al mercato antiquariale e da qui al collezionista. È stato agevole attribuirla al Lorenzone, vista l'evidente parentela con l'opera definitiva; comunque sia, sul telaio compare la scritta "Carlo Morgari", (un pittore piemontese nato a Torino il primo novembre 1888 e morto nel 1986 il membro di una numerosa famiglia di pittori, lo stesso che dipinse il Sacro Cuore per l'omonima cappella in Basilica) a meno che non sia una nota di possesso, dimostra che l'attribuzione non è sempre stata così pacifica. Il piccolo lavoro non presenta sostanziali varianti rispetto al prodotto finale. Nel quadro definitivo, le figure sono più voluminose e l'angelo di sinistra presenta un panneggio leggermente più abbondante, con uno svolazzo di tessuto dietro le spalle.
L'altare di San Giuseppe fu inaugurato il 26 aprile 1874 (F. GIRAUDI, Torino 1948, p. 72.).


                                                                                                                                NATALE MAFFIOLI sdb
       
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