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                              ARTISTI A VALDOCCO - ARTE SALESIANA a Valdocco

              
DUE BASSORILIEVI SULLA FACCIATA DELLA BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE

All'inizio degli anni 90 dell'Ottocento, don Michele Rua, primo successore di don Bosco, in adempimento del voto formulato all'indomani della morte del nostro Santo per ottenere una sua degna sepoltura nella casa di Valsalice, promosse importanti lavori di abbellimento dell'interno e dell'esterno della basilica di Maria Ausiliatrice.
La primitiva decorazione della chiesa era molto austera; don Bosco l'aveva lasciata senza stucchi o dorature e le pareti interne erano ornate con semplici cornici e addobbi dipinti. Gli interventi, già auspicati dallo stesso don Bosco, ma mai realizzati per mancanza di fondi, furono rilevanti; alcuni numeri del bollettino salesiano di quegli anni riportano, con ampiezza di particolari, le opere che hanno interessato l'interno della cupola, interamente istoriata dal pittore Giuseppe Rollini (1842-1904) con la gloria dell'Ausiliatrice, l'altare maggiore, ricostruito con marmi pregiati su disegni dell'architetto Crescentino Caselli (1849-1932); le pareti interne furono coperte con stucchi e le lesene impreziosite con candelabre, si dotò la navata di una nuova Via Crucis, eseguita dallo scultore Giuseppe Erbetta (1885-1940) e dagli allievi della scuola di scultura dell'Oratorio, mentre il prospetto principale della chiesa, fu decorato con sculture e bassorilievi di diversi autori.

Tutte le decorazioni interne, eccettuata la cupola e l'affresco della volta principale con la gloria di San Francesco di Sales, sono scomparse durante i lavori di ampliamento degli anni 30-40 del Novecento; la sola facciata conserva, quasi intatto, il frutto di quegli interventi. Sopra la porta principale, era stata collocata una statua di Gesù seduto e circondato da ragazzi, e tra le due semicolonne si vedono ancora i due bassorilievi in stucco che descrivono i fatti che hanno portato all'istituzione della festa di Maria Ausiliatrice: la vittoria della flotta cristiana a Lepanto e la liberazione di Pio VII dall'esilio napoleonico.

Sugli ampi spazi del basamento su cui poggia la coppia di semicolonne che sostiene la trabeazione e il timpano furono eseguite a stucco due scene che descrivono episodi evangelici. Autore di queste opere fu lo scultore torinese Ernesto Spalla, che si firmò nell'angolo inferiore del bassorilievo di destra.

Di Ernesto Spalla si hanno poche notizie. Si sa che studiò all'Accademia di Belle Arti di Torino e ottenne un premio nel 1883; partecipò a due esposizioni della Promotrice delle Belle Arti: nel 1884 e nel 1898 e nulla più.
Certamente i due bassorilievi dello Spalla sono le cose più pregevoli della facciata e sono presentati a pagina 115 del Bollettino Salesiano del mese di agosto del 1890, indicati come "La risurrezione del figlio della vedova di Naim (sic!) e la guarigione del sordo-muto".

Il lavoro di destra presenta la strepitosa risurrezione del figlio della vedova come è narrato nel vangelo di Luca (Lc. 7, 11-17). Lo scultore si sofferma su una specifica affermazione dell'evangelista: "il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre". L'impostazione della scena è singolare: la figura di Gesù divide il gruppo che lo circonda, alle sue spalle alcuni discepoli e, di fronte, la lettiga con il giovane seduto e sua madre che lo aiuta a sollevarsi del tutto; a questi si accosta un gruppo di curiosi che guardano attoniti l'evento, chiude il gruppetto l'uomo che regge, con evidente sforzo, la lettiga funebre. All'estrema destra una madre commenta l'episodio a sua figlia, ed è quello che fanno anche i tre personaggi a sinistra. Sul fondo, realizzato a bassissimo rilievo, si intravvedono gli abitanti di Nain che seguivano il feretro e alcuni accenni ad un paesaggio di sapore orientale.

Il bassorilievo di sinistra, stando al dettato del Bollettino Salesiano, dovrebbe descrivere il versetto 37 del capitolo 7 del vangelo di Marco. Stupisce che le figure nel loro insieme non abbiano alcun riferimento plausibile né al brano citato né al contesto cioè alla guarigione del sordomuto, e sì che Gesù compie in quella occasione dei gesti clamorosi: tocca le labbra con la saliva e mette le dita negli orecchi del povero sordomuto. Questa lettura della scena era avvalorata dalla scritta a graffito, con caratteri maiuscoli, che correva alla base dello stesso bassorilievo (oggi, ahimè, quasi del tutto scomparsa): "ET SURDOS FECIT AUDIRE ET MUTOS LOQUI".
Ritengo che l'interpretazione della scena non sia compatibile con quanto raffigurato e neppure, con il contesto della decorazione della facciata. Gesù in piedi, avvolto da pesanti vesti all'antica, è circondato dai suoi discepoli con la mano destra indica qualche cosa lontano da lui. Scostate, si notano diverse figure: una coppia di sposi con il loro figliolo, quattro personaggi che osservano con attenzione la scena, ma il più interessante è il gruppetto di sinistra: un uomo in piedi sembra indicare una donna, dal viso affranto, che tiene in braccio un bimbo addormentato.
Il bassorilievo sul versante opposto è, ovviamente, incentrato su un fatto miracoloso, ma quello che rende pertinente la scena sulla facciata di una chiesa salesiana è che il risuscitato è un giovane. È per questo che la scena spacciata per la guarigione di un sordomuto pare incongruente. A mio avviso rappresenta invece il brano del vangelo di Marco (Mc. 10,17-30) che narra del giovane ricco che si presenta al Signore chiedendo cosa debba fare di buono per avere la vita eterna. I conti tornano: il giovane piega il ginocchio davanti al maestro che lo invita a vendere i suoi beni e a devolvere il ricavato ai poveri e poi a prendere la sua croce e a seguirlo. I poveri, a cui dovrebbe destinare i suoi beni, sono sintetizzati nelle tre figure di sinistra che hanno un riferimento iconografico, soprattutto la donna con il bambino, nel simbolo della carità. I discepoli che circondano Gesù sono invece coloro che dovrebbero diventare suoi compagni di viaggio.
L'originaria scritta sottostante forse è il frutto di un travisamento del soggetto da parte di chi, dopo che l'artista ebbe terminato l'opera sua, ha dettato i testi da incidere.

Senza enfatizzare, i due bassorilievi sono rimarchevoli per più motivi: la loro realizzazione, con spatola e stecca, è di alta professionalità; il tratto esecutivo è rapido e tuttavia il plasticatore riesce a rendere una notevole varietà di sembianti. Non indugia sui particolari ma pare più interessato a rendere, sotto le pieghe degli abiti, la consistenza del corpo dei personaggi. La scansione delle figure non è affannosa, ma segue un ritmo pacato e impeccabile che ha come effetto un insieme equilibrato.

I particolari, poi, denotano la cultura dell'artista, aggiornata su temi cari agli orientalisti, senza dimenticare il mondo classico. Lo attestano il capitello egizio e le case, dalla tipica foggia palestinese, nella scena della risurrezione e l'edificio dorico nel secondo bassorilievo.


                                                                                                                                         NATALE MAFFIOLI sdb
       
       
Da: BOLLETTINO SALESIANO: Aprile, 2012

         
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