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                              ARTISTI A VALDOCCO - ARTE SALESIANA a Valdocco

                      
         PAOLO GIOVANNI CRIDA: IL PITTORE DI DON BOSCO



Nei ricordi della figlia Silvana, le avventurose tappe di vita dell'austero pittore di Graglia che negli anni '30 vinse il concorso per un ritratto di don Bosco. Da allora non smise di occuparsi di lui e di soggetti salesiani. Dalla Cappella Pinardi, a San Francesco di Sales alla Basilica di Maria Ausiliatrice, ai mille quadri e affreschi sparsi per il mondo.

"Paolo Giovanni Crida nacque a Graglia (Biella) il 30 novembre 1886. Giovannino, quinto nato, era da piccolo biondo e ricciuto; nacque povero perché il padre già aveva sperperato le ricche sostanze della sua famiglia ed era partito con amici gaudenti per l'Africa settentrionale. A soli sette anni di età venne mandato a Chambéry, in Francia, presso il fratello Luigi per imparare una professione, a causa della difficile situazione venutasi a creare dopo l'abbandono della famiglia da parte del padre. Dichiarando, già in così tenera età, di volere divenire pittore, il fratello lo mandò presso un costruttore di carrozze a fare il verniciatore.
In breve tempo dimostrò la sua innata attitudine e venne incaricato dell'esecu-zione dei filetti e dei motivi di decorazione delle vetture di lusso. La permanenza in Francia durò però soltanto un anno, perché le autorità francesi non permette-vano il lavoro ai bambini.

Ritornato in Italia, fu mandato a Torino con i gragliesi (selciatori, muratori e pittori stagionali), che conducevano povera vita alloggiando in gruppi nelle sof-fitte torinesi. Il suo desiderio era però di apprendere l'arte del pennello ed all'età di otto anni si presentò ad una ditta di decoratori in qualità di apprendista. A tredici anni, accanito lettore di romanzi di avventura, con un amico di nome Vigile decise di partire per l'America a piedi: seguendo i binari della ferrovia, partirono da Torino per Genova, dopo avere annunciato alle rispettive famiglie la loro decisione. Per limitare le spese, decisero di utilizzare quale rifugio una imbarcazione ab-bandonata, ma l'alta marea li sorprese nel sonno e nel trambusto persero soldi e documenti. Fermati dai carabinieri, vennero portati in caserma per accertamenti. Giovanni, nell'attesa di notizie dal paese, propose ai carabinieri di aiutare l'imbianchino che stava tinteggiando alcuni locali della caserma ed avutane l'auto-rizzazione si occupò del soffitto dell'ufficio, che decorò con l'immagine del Re, copiandone l'effigie da una moneta".

Così racconta Silvana Crida, professoressa di disegno in pensione, figlia del pittore, morto ottantenne nel 1967, poche ore dopo avere interrotto, per la consueta pausa del pranzo in famiglia, una natura morta che è ancora lì sul cavalletto nell'accogliente studio di Graglia, tappezzato dai suoi quadri e conservato con amore dalla figlia.
"La tentata avventura americana fu buona lezione per il ragazzo che, dopo pochi giorni presso la madre, tornò a Torino e riprese il lavoro e lo studio con nuova serietà" continua Silvana.
Studiò con impegno, si sposò, fu padre e marito arguto, affettuoso e uomo di cultura, amico di artisti come lui, torinesi di nascita o di adozione.

Crida amava la sua famiglia, voleva discorrere con la moglie e le figlie nelle pau-se del suo lavoro intenso, metodico, appassionato. Ricordandolo, Silvana dice: "Papa ha dipinto da quando è nato fino al giorno della sua morte". E la storia, nelle parole della figlia, continua: "Le sue opere difficilmente rimanevano giacenti nello studio. Le tecniche pittoriche conosciute ed il momento storico da lui vissuto fecero sì che la sua attività abbracciasse tanti campi. Affrescò chiese e palazzi, dipinse pale di altari, ritratti, paesaggi e nature morte. Fu esperto nella pittura ad affresco, tempera, olio, acquerello, pastello ed ulti-ma conobbe la pittura acrilica. La sua attività di artista gli fece avvicinare uomini illustri, grandi personalità del mondo scientifico e politico, grandi prelati e uomini di cultura. A Torino negli anni '30 i Salesiani erano nel momento di una fioritura senza precedenti. Co-struirono chiese ed istituti e bandirono un concorso per l'effigie di don Bosco, il loro fondatore. Crida lo vinse e la sua attività di artista rimase legata alla figura di questo santo".

Per molti di noi, le immagini di don Bosco, Mamma Margherita, Madre Mazzarello e dell'Oratorio di Vadocco, moltiplicate in milioni di cartoline, manifesti ed immaginette, sono legate all'arte e alla fantasia di Giovanni Paolo Crida.


                                                                                                                                         O. PORI MECOI sdb
       
       
Dal BOLLETTINO SALESIANO: Gennaio, 2012

         
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