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                              ARTISTI A VALDOCCO - ARTE SALESIANA a Valdocco

                      
          
Quel cenotafio è un capolavoro


Cenotafio del Beato Michele Rua di Annibale Galateri

Scendendo nella cappella ipogea, detta delle reliquie, nella basilica di Maria Ausiliatrice si incontra da subito il monumento funebre del beato Michele Rua, primo successore di don Bosco, opera dello scultore saviglianese Annibale Galateri.

La figura del Beato è collocata in un arcosolio, disteso su una lastra di marmo e rivestito con camice e piviale. Il capo poggia su un doppio guanciale mentre i piedi sono raccolti da un cuscino cilindrico. Il viso scarno è composto nella serenità della morte; lo scultore vi ha impresso un leggero sorriso come se sul suo corpo morto si riflettesse la gioia della vita eterna. Una mano magra è appoggiata sul petto mentre la destra è nascosta sotto lo stolone del piviale; lo stesso paramento è trattato con noncuranza, l'ampio indumento liturgico non può essere contenuto nello spazio angusto dell'arcosolio e deborda oltre la lastra dando l'idea di una stoffa compatta. Il sembiante di don Rua è di un potente realismo e produce una forte reazione emotiva in chi lo osserva, tale che non lascia indifferenti: o la si apprezza o la si rifiuta.
L'architettura che inquadra l'arcosolio non è opera del Galateri; fu ideata dall'ing. Giuseppe Momo autore dello scalone monumentale di accesso ai Musei Vaticani.

Per la decorazione il Momo si ispirò all'arte paleocristiana. Sulla cornice superiore elaborò una simbologia funebre: due pavoni, simbolo dell'eternità, si fronteggiano reggendo una croce gemmata circondata da una ghirlanda; da questa si dipartono tralci di vite che occupano tutto lo spazio disponibile. È evidente il riferimento al detto di Gesù: "il tralcio che rimane unito alla vite porta molto frutto" una sintesi della vita di don Michele Rua, che non solo è rimasto sempre unito al Signore, ma anche a don Bosco con il quale ha sempre "fatto a metà". La lastra con il giacente è sostenuta alle estremità da due rocchi di colonna con capitelli di gusto bizantineggiante; tra questi è collocata una grata che imita le transenne paleocristiane, al centro è posta una croce elaborata con motivi vegetali.

L'attuale non è la collocazione originaria del cenotafio. Morto il 6 aprile del 1910, don Rua fu sepolto nelle vicinanze della tomba di don Bosco, nel collegio salesiano di Valsalice; solo più tardi la tomba fu arricchita con la sua immagine. In occasione dell'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice (1935-1942) il monumento fu trasferito nella "Cappella delle Reliquie".

Uno scultore poliedrico
Il conte Annibale Galateri nacque a Cesena il 29 settembre 1864, discendente da una nobile ed antichissima famiglia saviglianese. Studiò all'Accademia Albertina di Belle Arti in Torino sotto la guida di Enrico Gamba e in seguito, concluso il servizio militare, presso l'Accademia di San Luca in Roma con Cesare Maccari. Fu uomo politico e dedicò quarant'anni della sua esistenza alla causa della sua città, Savigliano, e della sua provincia, Cuneo. Ebbe un'intensa attività artistica premiata ripetutamente a Parigi, Atene, Ostenda, Torino e Perugia nelle esposizioni del 1900, 1901, 1903, 1911 e 1925. Fu pittore di paesaggi e di ritratti, ma di lui si ricordano soprattutto le opere monumentali e gli interventi di ristrutturazione. Suoi sono il monumento saviglianese dedicato a Giuseppe Edoardo Arimondi, quello torinese commemorativo dello scultore Vincenzo Vela ed il complesso monumentale dedicato a Giovanni Virginio Schiaparelli in Savigliano, inaugurato nel 1925. Morì in Savigliano il 13 settembre 1949, nel suo castello di Suniglia, dove fu sepolto.


                                                                                                                                         NATALE MAFFIOLI sdb
       
       
Dal BOLLETTINO SALESIANO: Ottobre, 2011

         
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